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Stanza Adornata

PENSIERI NELLA „STANZA ADORNATA”.

 

Nel XIV – XV secolo  potrebbe essere collocato il periodo dove é avvenuto un cambiamento nella storia dell’evoluzione delle case nel Bacino dei Carpazi. All’ edificio precedente, composto da un unico ambiente – all’epoca incassato fino a metà altezza nella terra – si aggiungevano un’ altra o piu stanze separate  che venivano adibite a funzioni diverse e specifiche, come  cucina, dispensa e altro. Nella camera risparmiata dal fumo del focolare, che prevedeva un sistema di riscaldamento che le permetteva di essere isolata dalla cucina, cominciano ad apparire oggetti, suppellettili abbellite con decorazioni accurate, tessuti colorati, mobili dipinti a mano. In quell’epoca si cominciarono a dividere gli spazi ritenuti sacri da quelli profani. Si separarono meglio i luoghi dove si conservavano i valori piu cari degli abitanti della casa, come per esempio gli oggetti portati in dote dalla  sposa, dai vani usati nella vita e per le faccende di tutti i giorni.

Lo sviluppo successivo dell’ uso di questa stanza, che costituiva nell’ antichitá l’ unico vano dell’ abitazione, determino’, durante il XVII-XVIII, una sua funzione puramente rappresentativa della casa tutta, il luogo, ad esempio, dove era consuetudine accogliere gli ospiti. Fra le varie denominazioni che le venivano attribuite si ricordano: „la stanza pulita”, „stanza adornata”, „ la stanza bella” o, qualificando la sua funzione in origine, cioé „ la prima stanza”, divenendo, a seconda della ricchezza con cui veniva adornata, simbolo e metro dello stato economico dei  proprietari della casa. Per la maggior parte dell’anno questa stanza non era usata se non per  accogliere gli ospiti piu’ importanti. Inoltre si apriva la porta di questa stanza ogni qualvolta  accadevano  eventi importanti per  la famiglia.

Cosi la „stanza adornata” divenne parte della cultura e del modo di abitare anche per il popolo di  Kalotaszeg, seguendo l’esempio caratteristico diffusosi in tutto il paese. E anche se lo stile di vita della gente di quel territorio, famoso per la sua ricchissima arte folcloristica, come i canoni della costruzione delle loro case é notevolmente cambiato ancora oggi possiamo trovare in ogni casa della zona „Nádasmentén” la tradizionale stanza con i mobili dipinti a mano, tessuti colorati fatti a mano e le ceramiche dipinte.

Era tradizione che il corredo della sposa, preparato durante tutta l’ adolescenza e prima del matrimonio raccogliendo i vestiti belli ed i tessuti per la casa, veniva portato nell’ abitazione di suo marito in una cassa di legno. Questo antico mobile, chiamato spesso „cassa di tulipani”, era decorato con i simboli e le rappresentazioni del soffitto  della costruzione piú importante di quel paese, cioe’ quello della chiesa.  Con il passare del tempo questa cassa diventava sempre piú grande e sofisticata. Dapprima iniziarono ad apparire casse con i tiretti, successivamente comparvero anche i cassettoni che permettevano un uso piu comodo e pratico. Nella seconda parte del IXX secolo insieme alla moda di questi mobili contenenti il corredo si sono aggiunti anche armadi a due ante.  Indispensabili per poter evidenziare lo stato economico della famiglia, oltre a questi armadi, i proprietari si munivano se potevano di una mobilia rustica completa, sempre per accrescere il prestigio della casa. Fu così che vicino alla cassa del corredo, letti  e panchine sono apparsi via via sedie, tavole, panchine con la maniglia, credenza, un tavolino ed anche un mobile da toilette tutto dipinto a mano. Oggigiorno, nei grandi magazzini di mobili possiamo trovare articoli prodotti in serie con soltanto l’effetto, la suggestione di essere dipinti a mano, prodotti surrogati che arrecano un grave danno  ai mobilifici artigianali.

Le composizioni, molto spesso floreali, scaturite dal sapiente lavoro dei pittori delle chiese e dei falegnami cominciarono ad occupare tutta la superficie della mobilia, diventando col tempo decorazioni sempre piu minuziose ed accurate. Era usanza che le promesse spose completassero questi lavori sui loro mobili con gli ultimi vezzi e ritocchi. Si cominciarono ad usare sempre  di piú i colori giallo e bianco al posto del colore azzuro, per poter dare piú evidenza ai colori principali come il rosso e il verde. I ricchi motivi delle decorazioni con cui si adornava la mobilia venivano usati anche per i ricami dell’abbigliamento tradizionale, soprattutto per i  gilet, sia maschili che femminili, i quali erano cosi’ pieni di ricami che non si riusciva a stabilire di quale stoffa base era costituito l’ indumento.

Nella „stanza adornata” anche le pareti erano abbellite e preparate. Si usavano piatti di ceramica coloratissimi insieme ad arazzi e tappeti appesi ai muri. Questi complementi di arredo avevano la stessa importanza della mobilia senza dimenticare le tende e i vari drappi di tela sempre coloratissimi e fatti a mano, non dimenticando i cuscini sempre lavoratissimi.

Quali possono essere state le motivazioni che determinavano questo bisogno di agghindare, di abbellire se stessi e la „stanza adornata”? Non si può rispondere a questa domanda con una frase.  Si puo’ ricordare che giá nel 1873 alla fiera internazionale del millenio di Vienna e Budapest, la signora Gyarmathy Zsigáné (1843-1910) presento’ i prodotti tipici dell’ artigianato domestico indossando il costume tipico di Kalotaszeg riscuotendo grande successo e riconoscimento. Dopo questa decisiva affermazione ottenuta durante quell’ evento l’ artigianato domestico del tessile ebbe una svolta positiva incredibile. Di seguito si generarono, infatti, sempre piú posti di lavoro, cosicche’ le famiglie contadine, spesso con difficolta’ economiche, da quel momento ebbero la possibilitá di guadagnare soldi in piu’ soprattutto con il lavoro delle donne che realizzavano i loro splendidi ricami in casa. All’ inizio del XX secolo si era creato un vero sistema di distribuzione  e  commercializzazione di questi prodotti tipici folcloristici, però verso la fine del secolo, disgraziatamente, questo movimento positivo é finito per effetto di generali turbamenti politici ed economici. Possiamo comunque ancora vedere l’effetto di quella moda che tanto piaceva, poiché ancora oggi diverse famiglie vivono o possono arrotondare i loro stipendi facendo questi ricami tipici di Kalotaszeg a casa, rivendendoli poi nei bazar, nei mercati o nelle strade frequentate dai turisti, anche se oggi purtroppo si trovano prodotti contraffatti cinesi mischiati tra i prodotti artigianali.

Per effetto della troppa pastorizia nei paesi di Kalotaszeg le terre  erano divenute brulle e scadenti. Si inizio’ per questo a far mangiare gli animali dai cesti per combattere il problema. E anche se la terra non era diventata così povera come nell’epoca del sistema del piccolo coltivatore nel sud del Transdanubio, le statistiche hanno dimostrato che il numero degli abitanti diminui’ drasticamente.

Il signor Vasas Samu – un ricercatore di quella zona –  è riuscito ad individuare un sistema fondato sul matriarcato nella vita quotidiana dei paesi di Kalotaszeg. Mentre gli uomini per il vestiario si accontentavano di prodotti sobri e pratici, i capricci nel vestirsi delle ragazze giá allora creavano  un peso economico non indifferente per alcune famiglie. Senza parlare delle spese che un matrimonio comportava, che comprendeva l’arredamento della „stanza adornata” come dettaglio piú particolare.

Però se accettiamo la teoria che l’arte folcloristica fa parte della cultura di un gruppo sociale che è soggetto all’autarchia culturale in confronto al sistema delle norme e valori della societá, allora possiamo capire che l’esistenza e la formazione della „stanza adornata” é l’oggettivazione di una reazione culturale molto particolare.

In questo „territorio adornato” anche oggi la creativitá e l’ispirazione sono fenomeni molto presenti. L’arte folcloristica di alcune zone e localita’  ancora oggi soddisfa le esigenze sociali degli abitanti e occupa ancora un ruolo reale, a differenza di altri territori dove l’arte popolare si é svalorizzata oppure é scomparsa per colpa della mancanza della creativitá e dell’ispirazione. Però anche in questi territori che mantengono un legame con il folclore popolare c’é il pericolo che i prodotti della globalizzazione possano ostacolare il bisogno della tradizione. Se dapertutto il sistema di valori e norme di una societa’ multiculturale diventa dominante allora la creativitá locale finisce, l’ispirazione scompare, come scompare pure il potere di affascinare e stimolare che hanno i prodotti flocloristici, dunque scompaiono pure le „stanze adornate”.

 

 Péter Tanai – museologo